La sicurezza del segreto di stato
La legge sul segreto di stato che la Camera alta giapponese dovrebbe approvare oggi è scritta sul modello di quella americana. Tokyo vuole un suo Consiglio di sicurezza nazionale e la possibilità di mettere il sigillo del segreto di stato a tutte le informazioni ritenute a rischio. Dopo aver osservato le conseguenze delle rivelazioni di Edward Snowden, il governo di centrodestra guidato da Shinzo Abe si sta attrezzando.
14 AGO 20

La legge sul segreto di stato che la Camera alta giapponese dovrebbe approvare oggi è scritta sul modello di quella americana. Tokyo vuole un suo Consiglio di sicurezza nazionale e la possibilità di mettere il sigillo del segreto di stato a tutte le informazioni ritenute a rischio. Dopo aver osservato le conseguenze delle rivelazioni di Edward Snowden, il governo di centrodestra guidato da Shinzo Abe si sta attrezzando. Il Secret bill è stato già approvato alla Camera bassa il 26 novembre scorso dopo una inusuale maratona notturna e con un centrosinistra fortemente critico sulle modalità di classificazione del segreto di stato. Ora se l’esecutivo riterrà che alcune informazioni su difesa, diplomazia, spionaggio e terrorismo rischiano di mettere a repentaglio la sicurezza del paese, potrà secretarle. Il nucleare, e quindi Fukushima, fa parte degli argomenti che il ministero dell’Industria potrebbe facilmente ritenere “a rischio”.
Abe ha assicurato che sarà istituita una commissione indipendente per monitorare i processi di classificazione del segreto. Ma a far indignare i feticisti della trasparenza – gli stessi che si indignano per le ultime indiscrezioni del Washington Post, secondo le quali la National security agency americana raccoglie ogni giorno i dati di almeno 5 miliardi di cellulari di tutto il mondo – sono soprattutto le pene previste per il funzionario che diffonde il segreto: dieci anni di galera. Eppure la confusione delle informazioni trapelate sul disastro nucleare di Fukushima, per esempio, dovrebbe far riflettere. Il segreto di stato è uno strumento delicato da maneggiare, ma legittimo e a volte anche indispensabile.